sabato 29 aprile 2017

la torta di banane di Josephine Baker

Dietro alla mia torta della domenica di questa settimana c'è una storiella divertente. 
Io amo le banane (doppi sensi a parte) e le mangio praticamente ogni giorno e in ogni modo, le accompagno al riso e alla carne, alla maniera cubana, nello yogurt a colazione, in enormi macedonie, etc.
ma la mia mania per questo frutto non si limita al suo lato edibile. E qui (vi giuro che non sono maliziosa) viene il bello: compro bagnoschiuma al sapore di frutti tropicali, con note predominanti "bananose", portachiavi a tema, un pelouche...
  Potete dunque immaginare la somma gioia con cui ho realizzato un gonnellino di 35 banane per un servizio di foto come novella Josephine Baker.


Non  starò a raccontare il peso atroce del mio indumento, nè la fatica nel realizzarlo, nè soprattutto lo sgomento nel ritrovarmi il frigo pieno di banane. 
Vi racconterò solo cosa ho fatto con tutta questa frutta, che per alcuni giorni ci ha perseguitato, facendomi passare temporaneamente la voglia di cibarmene... tanti frullati, dolci vari e una torta che se non altro è venuta squisita, e che ho chiamato torta di josephine in ricordo di questa mia pazza avventura...
per realizzarla vi serviranno:

  • 2 grosse banane mature
  • 3 uova
  • 160 gr di zucchero a velo
  • 100 gr di maizena
  • 70 gr di farina di riso
  • 1 sacchetto di lievito
  • 170 gr di burro salato

Prima di tutto riscaldare il forno a à 180°C, successivamente imburrare e infarinare (chiaramente con farina gluten free!) uno stampo da plum-cake.
Tagliare le banane e rondelle e schiacciarle delicatamente con una forchetta, fino a ridurle in purea.
 In una ciotola lavorare energicamente le uova con lo zucchero, fino a quando il composto diventa schiumoso. A questo punto aggiungere le farine e il lievito setacciati, e il burro salato fatto sciogliere lentamente a bagno maria. Ora mancano solo le banane schiacciate, che vanno aggiunge alla nostra preparazione, e il gioco è fatto.
Infornare e lasciare cuocere per 40-45 minuti.


2 large ripe bananas
3 eggs
160 gr icing sugar
100 gr cornstarch
70 gr rice flour
170 gr unsalted butter




Preheat the oven to 350°F (180°C),  butter and flour ( clearly with gluten free flour ! ) a 4x8-inch loaf pan.
In a mixing bowl, mash the ripe bananas with a fork until smooth.
Beat the eggs with the sugar,  until they are thick and lighter in color. Now add the corn starch, the rice flour, and the baking powder. Melt the unsalted butter with a water bath or with microwave, and gently stir to your mix. 
Now add to your batter the mashed bananas and that's it .
Pour the batter into your prepared loaf pan. Bake for  40-45 minutes, or until a tester inserted into the center comes out clean.

domenica 23 aprile 2017

biscotti simil "bastogne" alla cannella



Qualcuno di voi conosce i bastognes, biscotti francesi sul modello degli speculoos belgi? 
sono biscotti buonissimi, più "massicci" rispetto ai cugini del Belgio, ma dallo stesso sapore buono di cannella e zucchero bruno. 
La mia ricetta in realtà è uno strano mix tra i bastognes e le paste di Meliga, visto che uso la farina da polenta... vengono belli rustici e scrocchiarelli come piacciono a me.



Ingredienti
– 300 g de farina di mais da polenta 
– 250 g di zucchero muscovado
– 100 g di burro salato
– 3 cucchiaini di cannella
– 1 sacchetto di zucchero vanigliato
– 1 uovo
– 1 cucchiaino di lievito






 
Preriscaldare il forno a 180°C. Mescolare la farina, gli zuccheri, la cannella e il lievito.  Fare fondere il burro a bagnomaria (o al microonde a potenza bassa). Aggiungerlo agli ingredienti secchi e mescolare bene. Aggiungere l'uovo all'impasto e continuare a mescolare. 
Formare una palla con l'impasto. Infarinare il vostro piano di lavoro con farina gluten free e stendere la pasta a uno spessore di 1 cm. Ritagliare i biscotti con un copapasta della forma desiderata, tondi, a cuore, insomma come si preferisce, e disporli sulla teglia da forno precedentemente ricoperta di carta da forno.  
Fare cuocere in forno per circa 20 minuti, fino a quando avranno assunto un bel colorito dorato...
bene, non resta che assaggiare! 










mercoledì 19 aprile 2017

: avocado toast e qualche riflessione



Il variare delle mode è la tassa che l'industria del povero impone alla vanità del ricco.
Nicolas de Chamfort

Memore di questo eccezionale aforismo ho sempre cercato di evitare le mode, ma tant'è, ogni tanto ci si casca e soprattutto in ambito culinario, è difficile resistere ai fenomeni del momento, per curiosità, gola o semplice conformismo. 
E così da qualche tempo si fa un gran parlare di toast con l'avocado, instagram è sommerso di foto a tema, gli avocado spopolano sui banchi dei mercati, e le ricette si moltiplicano in tante varianti (addiritura un ristorante in Olanda propone un menù interamente dedicato a questo frutto).
L'avocado fa bene, e questo si sa. 
 Quello che forse in pochi sanno è che questa mania sta provocando una lenta, ma inesorabile deforestazione in America Latina, per venire incontro alla crescente richiesta di piantagioni del nostro mitico amico. 
 gli agricoltori piantano sempre di più giovani alberi di avocado e man mano che crescono abbattono i pini secolari per fargli spazio.



 Secondo problema: gli avocado che arrivano da noi spesso e volentieri sono solo un pallido ricordo di quelli che ho l'occasione di gustare durante i miei viaggi a Cuba (e dove peraltro si preparano panini con l'avocado da sempre). 
Troppo acerbi e troppo maturi, piccoli, insapore, e soprattutto costosissimi. Risulta difficile trovarne uno buono e ve lo dico con grande sincerità, spesso preferisco una verdura buona, a km zero, di stagione, che "il pacco" di un frutto esotico comprato al carrefour sotto casa. 
Fatte queste osservazioni, una volta ogni tanto questa ricetta la si può anche fare, perchè comunque i toast con l'avocado sono buoni, ma nella quotidianità, ecco, non ve la consiglierei per i suddetti motivi. 

veniamo a noi...
prima versione: avocado toast con uovo
Schiaccio la polpa di un avocado con sale, limone, pepe q.b. 
Preparo un classico uovo al tegamino. 
Spalmo una fetta di pane tostato (obviously pane senza glutine) con la mia purea di avocado, ci piazzo sopra l'uovo, e se mi va pure qualche fettina di bacon e la mia colazione semi/salutista è pronta. 

Seconda versione: avocado toast al formaggio fresco. 
Tosto la mia solita fetta di pane senza glutine. 
Vi spalmo sopra una generosa dose di caprino e vi dispongo sopra artisticamente delle fettine di avocado piuttosto sottili. 
Completo il tutto con sale e pepe e voilà. 




giovedì 13 aprile 2017

Frico

In questi giorni densi di impegni, lavori e novità avevo voglia di ritornare a dei sapori di casa e ho pensato con tanta nostalgia a mia nonna Gina, originaria di Pontebba, in Friuli. 
Ho ricordato i tanti pranzi a casa sua dopo la scuola, in cui spesso e volentieri stanchi e affamati venivamo rifocillati con pastasciutte, milanesi, e qualche volta un meraviglioso tortino di patate con il formaggio, che vi ripropongo qui, sull'onda dei ricordi. 
Tra i tanti doni che le persone ci lasciano ci sono anche ricette e sapori, che si tramandano così di generazione in generazione. Chissà che in un domani un piccolo italo-cubano non cucini il frico per la sua famiglia?   

1 cipolla 
400 gr di patate circa
400 gr montasio 
olio
sale 
pepe

taglio la cipolla a rondelle sottili e la faccio soffriggere in un tegame con olio caldo. 
Nel frattempo grattugio le patate con una grattugia a fori larghi e le unisco alla cipolla dorata. 
Cuocio cipolle e patate per 10 minuti. 
Grattugio il montasio sempre con la grattugia a fori larghi e lo unisco al composto, mescolando in modo che si amalgami alle verdure.
Condisco con sale e pepe e cuocio su fiamma medio-bassa per circa venti minuti, girando a metà cottura, fino a quando il formaggio sarà ben sciolto e il mio frico avrà formato una bella crosticina dorata su entrambi i lati.

lunedì 10 aprile 2017

london calling-weekend a Londra


London calling to the faraway towns
Now war is declared and battle come down


La chiamata di Londra è irresistibile, e almeno un weekend all'anno rispondo senza esitazioni, per fare il pieno di idee, novità e respirare quell'aria cosmopolita che qui a genova manca un pò... 
Londra in tre giorni dunque, una toccata e fuga per chi come me ci è già stato tante volte e nonostante questo trova sempre qualcosa di nuovo da fare, assaggiare, vedere. 
 E quindi in ordine sparso: 

 1) gli scones gluten free di fortnum and mason, con il tè pomeridiano. Delizioso il tè e deliziosi anche gli scones, caldi, croccanti, e accompagnati da una deliziosa marmellata di frutti di bosco e burro freschissimo... per chi invece vuole provare l'ebbrezza del classico te inglese accompagnato da tramezzini e dolcetti vari in versione gluten free questo è l'indirizzo che fa per voi, ma devo avvertirvi che l'esperienza costa caruccia e dovete prenotare.  (so che anche altri posti, in primis il Claridge, preparano l'afternoon tea senza glutine, ma non l'ho mai provato). 
 2) I cupcakes di Hummingbird bakery. Se si fa una cosa bisogna farla bene e dunque spazio a questi dolcetti super calorici nella ricetta "red velvet" dall'incredibile impasto rosso...presi senza esitazione e ignara di questa classifica (http://www.abouttimemagazine.co.uk/food/top-5-gluten-free-cupcakes-london/)  la mia colazione del campione, dolcetto e caffè italiano per iniziare la visita a portobello market e alle incredibili case colorate che si vedono nei dintorni.  


3) Nel pomeriggio imprescindibile visita al British Museum, con sosta obbligata allo shop del museo per libri, souvenir a tema storico/archeologico e necessaria dose di cultura (gratuita peraltro). 
Tornando verso l'hotel mi sono attardata a fare qualche foto in Hide Park,  che verso il tardo pomeriggio si veste di colori magici, complice la primavera...il romanticismo fatto a parco. 




4) Mattinata al victoria and albert museum, dove oltre al solito espresso, ho trovato questi dolcetti senza glutine di polenta, cocco e limone deliziosi. Anche qui giro al museo, stupendo come sempre e dove per inciso hanno la teiera più carina del mondo (ma non perdetevi la stanza della gioelleria, è qualcosa di unico) e giro allo shopping del museo, per comprare dei semi da piantare e avere un pochino d'inghilterra anche sul mio terrazzo. 


 5) la pizza senza glutine di Pizza Hut. Ok, è trash mangiare pizza all'estero, e lo è ancora di più mangiare la pizza con ananas e prosciutto...ma che ci crediate o no l'ho trovata buona. Mi sono seduta fuori, nel locale di Lexington Square, e mi sono goduta il sole di mezzogiorno e questo incredibile spuntino...sempre in tema di trash è seguito giro nella chinatown londinese, per shopping forsennato di prodotti di bellezza asiatici, bacchette coloratissime e libri per migliorare il mio cinese.

6) e per finire in bellezza...acquisto (e ingestione) forsennata di cibi senza glutine da fortnum&mason, waitrose, tesco, selfridge, praticamente in qualsiasi supermercato andassi trovavo tramezzini, dolci, snacks di ogni tipo, con una varietà e una ricchezza da vertigine. Fino a quando ho realizzato che a) ero con ryanair e nn avevo spazio in valigia b) il mio stomaco aveva una capienza limitata. detto questo guardate, selezionate, scegliete quello che non si trova in italia, e riservatevi i prodotti freschi per qualche pic nic nei prati londinesi....menzione rapida anche per il vituperato starbucks, che offre panini, wraps, dolcetti gluten free. 

Si è già fatto tempo di tornare indietro e non mi resta che lasciarvi qualche considerazione a caldo sulla mia Londra gluten free. L'offerta di locali e opzioni per noi celiaci è veramente molto ricca e risulta quasi difficile scegliere su cosa dirigersi e cosa mangiare. Trattandosi solo di un weekend non ho ovviamente esaminato tutto ciò che la città offre a livello di senza glutine, ma vi assicuro che vi sono tante proposte, anche fra ristoranti etnici, locali, stand gastronomici nei mercati, insomma la londra gluten free è all'altezza della grandezza in tutti i campi della città. Prima di partire documentatevi su siti, blog, guide, ma lasciatevi anche sorprendere dall'inaspettato, un fish&chips mangiato bollente in mezzo alla strada, un cupcake con un caffè, un classico sandwich inglese con un pane morbido e gustoso (in inghilterra usano per lo più il pane della genius). 
buon viaggio!!! 

lunedì 3 aprile 2017

Chvishtari - il pane di mais georgiano

La Georgia è rimasta un pochino nel cuore, o per meglio dire nella pancia, a me e al cubarito. 
Da quando siamo tornati dal nostro viaggio continuiamo a sperimentare ricette georgiane, ad utilizzare il mitico mix di spezie "khmeli suneli" e a spulciare il web cercando nomi di ricette impronunciabili. 
Vi avevo già parlato del pane di mais georgiano e della fortuna che ho avuto ad assaggiarlo (per chi si fosse perso il post, eccolo qui: http://minnawhitechocolategirl.blogspot.it/search/label/%23travel?updated-max=2016-02-08T07:26:00-08:00&max-results=20&start=1&by-date=false). 
Oggi mi sono cimentata nel cucinare il pane di mais nella sua versione al formaggio (Chvishtari) e non vi posso descrivere quanto sia buono, sul serio. 
Si tratta di una ricetta veramente molto rapida e facile e per prepararla, calcolando porzioni per circa 6 persone, vi serviranno: 

400 gr di farina di mais macinata fine
300 gr di formaggio sulguni (non trovandolo io ho utilizzato della mozzarella da pizza, abbastanza simile)
2 uova
350 ml di latte o acqua (o metà e metà, io comunque ho utilizzato il latte)
sale 
olio 

Mettete in una ciotola la mozzarella tagliata a cubetti, le uova, il latte e la farina, lavorate bene il tutto per ottenere un impasto morbido ma elastico. 
Il formaggio deve rimanere a cubetti, quindi per quest'operazione non utilizzate robot da cucina, ma le mani o un cucchiaio di legno. 
Formate  delle focaccine dalla forma desiderata (più tondeggiante, ovale..) dello spessore di un dito e mezzo. 
Scaldate 70 ml di olio in padella, disponetevi i vostri panini e cuocete a fuoco medio-basso per 5-6 minuti, con coperchio. 
Successivamente girate dall'altro lato, cuocete altri cinque minuti senza coperchio. 
il vostro pane deve risultare all'esterno dorato e all'interno morbido e con il formaggio filante.

 In questa dolce serata di aprile, con i nostri panini ancora caldi e un buon bicchiere di spumante come accompagnamento, ci siamo goduti il primo sole caldo dell'anno sul terrazzino. 

 Buon appetito, 
E.

Chvistari-georgian corn bread

400 gr corn bread
300 gr  sulguni cheese(or mozzarella)
2 eggs
350 ml milk (or water)
salt

olive oil

 Dice cheese and add to a mixing bowl with eggs, cornmeal and milk. 
 Mix the ingredients with hands or wooden spoon. The cheese should not be mashed during this process – the aim is to fully cover it.
When the mixture is ready mold each Chvishtari by hand, obtaining oval breads.
Add oil to pan and when hot add each Chvishtari (I've made 6)reduce to a  low heat, and cover the pan. After 5-6 minutes turn your bread and cook for a further 5-6 minutes on a low heat (uncovered). 
 Your Chivstari must be gold and crispy on the outside, and soft and cheesy on the inside...enjoy!!!